__Dell'Incostanza__

scritto da Mike il 25/07/2007,15:21
Ho appena cominciato a scrivere e già devo pisciare. Comunque.

Chi mi conosce ride quando dico che la mia vita è l'elogio dell'incostanza. Sì, perchè nell'immaginario di chi mi accompagna dall'infanzia io sono sempre il bimbetto alto un metro e una Vigorsol con gli occhiali da Harry Potter di provincia a cui vengono date le parti più lunghe nelle recite di Natale. Una grande rottura, in effetti (soprattutto per mia madre che subiva le mie manie compulsive perchè nel ripetere non dovevo sbagliare nemmeno la pausa in corrispondenza delle virgole), se non fosse che - più o meno segretamente - ho sempre ADORATO l'elogio e il protagonismo.

Chi mi conosce ride quando dico che la mia vita è l'elogio dell'incostanza perchè sa che mi dedico con passione a molte cose.
Non è vero niente. Io sono il re delle faccende lasciate a metà. A nove anni cominciavo a scrivere romanzi d'avventura e non mi spingevo oltre la settima pagina. Ho almeno tre diari segreti pieni di elogi per la bravura di Nek (...) e la bellezza di Lorella Cuccarini e Heather Parisi (...)(...) - necessario un post sui miei diari d'infanzia - dei quali la mia penna non ha mai raggiunto l'ultima pagina. Polvere ricopre i tasti neri e bianchi di tastiere che non ho più suonato. Ho una collezione di plettri (alcuni addirittura con tette e culi) a cui non aggiungo niente di nuovo da anni. Poi sono passato alle chitarre e alle macchine fotografiche. L'entusiasmo è rivolto lì ora. Mah.

E poi i blog. Facendo un giro sui diari virtuali degli altri, trovo pagine piene di decisioni sofferte, dubbi amletici, convinzioni dolorose secondo la quali è arrivato il momento di chiudere, di chiudere per sempre quella poetica finestrella su s
è stessi.
Ho abbandonato il blog per quasi tre mesi, e non si tratta di crisi mistiche sul significato di questa virtualità incalzante, di questo mondo privato di limiti e della circoscritta decenza del sarannopurecazzimiei. Niente di tutto ciò. Semplicemente sono il re, il re dell'incostanza.
Riprendo, anche con un nuovo layout. A continuare, ci provo. Grazie a tutti quelli che mi leggono e aspettano e ridono con me.

the prisoner

info
D U E, oggi, sono le settimane di vacanza che mi sono gi
à ampiamente goduto.
mio valore di pH: 13,0 (eccezionalmente basico)
canzone nella testa: "J
òga", Bjork
voglia di: mangiare una merendina Pan Di Stelle, dato che me le sono brutalmente impedite da settimane ormai
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__Red Sea__

scritto da Mike il 01/05/2007,22:29
C’è sempre qualcosa di profondamente insano nelle donne col ciclo.

La desquamazione delle loro mucose uterine, con conseguente perdita di sangue e di razionalità, le fa sentire in un certo qual modo padrone di una verità superiore. Di una nuova, mirabolante percezione delle cose.

La vigilessa che ti sbatte la multa sul cofano nonostante le tue suppliche in sanscrito; la professoressa che, non paga della tua impeccabile preparazione all’esame, ti chiede ancora di disegnare la struttura di quell’ultima dannatissima vitamina; la compagna di università che ti risponde in maniera più acida della salsa per kebab lasciata sul davanzale della cucina a svernare; la sorella della tua migliore amica che non ha nemmeno la forza di rispondere al telefono; la cugina che riporta al negozio cinque volte nella stessa mattinata il jeans che ha comprato – perché non la convince – trascinandoti con lei in un’esplosiva odissea tra i mezzi pubblici; la classica stronza dietro il classico sportello che si diverte a scovare i classici moduli da compilare, ancora e ancora; la commessa del Conad che è disposta a farti riporre ogni dannatissimo articolo sugli scaffali del supermercato se non le dai i settantatré centesimi in soldi spiccioli, perché lei non ha resto.

Dieci giorni prima del ciclo siete nervose perché lo sentite arrivare. Mentre avete il ciclo siete nervose perché lo avete. Nei dieci giorni dopo il ciclo siete ancora scosse da quello che avete subito. C’è qualcosa che mi sfugge.

Ma cosa credete?

Quattro centimetri di Tampax o un morbido assorbente (che abbia o meno le ali) attaccato alle vostre mutandine non vi danno il diritto di trattarci come rifiuti della società.

E mentre sul gabinetto urlate al cielo “Beata menopausa!”, e magari maledite l’estetista che vi ha sbagliato la ceretta all’inguine o la divinità funesta che vi fa partorire con dolore, ricordatevi del nostro gelido rasoio a tre lame ogni mattina. Della calvizie. Delle maniglie dell’amore. Dell’impotenza. Dell’urologo che dopo i quarant’anni esplora il nostro retto senza pietà. Della crisi di mezza età. Del complesso del pene, dell’ansia da prestazione.

E meditate, splendide fanciulle, meditate.


info
D U E, oggi, sono le cose che ho detto e che non pensavo avrei detto.
mio valore di pH: 14.0 (gloriosamente basico :D)
canzone nella testa: “Città di Vetro”, Giardini di Mirò
voglia di: ahem.
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__Home Alone__

scritto da Mike il 21/04/2007,16:57
Ok, dopo due post fin troppo seri è arrivato il momento di scrivere qualche sostanziosa minchiata. Magari proprio sulla mia vita da unico abitante di questa casa.

Avanti, chi è che in tenera età non ha mai desiderato, per qualche giorno, la casa tutta per sé? Libera da mamma papà fratelli sorelle zii nonni cani peluches?
Chi è che non ha sorriso al rumore della porta che si chiudeva, lasciando vuote le stanze per qualche ora?
Un'ottima occasione per correre a farsi seghe sfogliando le pagine di Postalmarket dedicate all'abbigliamento intimo. Per ficcare le dita nel barattolo della Nutella. Per bere direttamente dalla bottiglia. Per provocarsi un'erezione davanti allo specchio nel soggiorno. Per cantare a squarciagola le canzoni di Ambra Angiolini.

Ecco, io non faccio esattamente queste cose. O almeno, non tutte (non bevo dalla bottiglia, ad esempio).
Però questa solitudine che a volte fa un po' male me la godo tutta.

Mi sveglio quando voglio e giro per casa nelle mie mutande con la scritta "push here to start". Sgranocchio Kellogg's Special K a qualsiasi ora e nessuno mi dice nulla.
Bevo il collutorio.
Canto e suono senza nessuna vergogna, gonfio i muscoli davanti allo specchio, faccio trenta flessioni nel bel mezzo della cucina senza un perché.
Mi fotografo in pose improbabili, mi infilo cravatte sul torace nudo.
Non devo fingere di studiare e posso dormire dalle 19.00 alle 19.30, disteso di traverso sul letto. Non ho orari per rincasare, solo telefonate da fare.
E bollette da pagare. E assicurazioni da rinnovare. E cessi da pulire. E letti da rifare.

Bah.

info
D U E, oggi, sono le ore che passerei volentieri giù alla spiaggia, se il mio senso del dovere (falso) non mi costringesse a restare a casa nel vano tentativo di preparare la prova intercorso di Microbiologia&Immunologia.
mio valore di pH: 12.0 (ampiamente basico)
canzone nella testa: "Pure morning", Placebo
voglia di: andare al mare, ma l'ho già detto.
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__Il Re del Niente__

scritto da Mike il 04/04/2007,22:56
Ed eccomi qui.

Apro la porta, entro, chiudo la porta, mi fermo sulla soglia.

Una casa.

Vuota.

Di nuovo.

Ho pensato a questo momento prima che arrivasse, e ci ho pensato dopo che era arrivato.

Ho fotografato questo momento, ho scritto di questo momento.

Per pietrificarlo.

Dargli un senso e poi toglierlo.

Fargli perdere di significato.

Smarrirlo nel buio come una cosa ritrovata e poi perduta.

Per renderlo nient'altro che venti secondi dall'ingresso all'interruttore della luce, in camera mia.

Nient'altro.


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D U E, oggi, sono le metropolitane che ho preso al volo, con conseguente sudata da vero caprone.
mio valore di pH: 7,0 (smaccatamente neutro)
canzone nella testa: "Could it be", Staind
voglia di: dormire. Ebbene sì :D
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__Chi ha spento la luce__

scritto da Mike il 01/04/2007,12:49
Brucia la croce sul colle lontano
sparisce veloce nel torbido inverno
Chi è che la vede?
Chi ha spento la luce?
nelle stanze perdute chi ha spento la luce?

Ritorna feroce memoria di lei
con impeto atroce lei vomita, vomita
sul bianco funesto delle lenzuola

E nel rombo cruento della sua guerra
trema la terra, trema la terra
mentre l'ultimo soffio sull'orlo dell'argine
abbandona fulmineo l'oscura voragine
dove fuoco opaco violenta il respiro

E non rimane che un segno di croce
che brucia veloce nel torbido inverno

the night burns

info
D U E, oggi, sono i giorni che mancano alla partenza di mio padre. Nonostante tutto, non mi ci abituerò mai. Soprattutto ora.
mio valore di pH: 6,9 (tendenzialmente neutro)
canzone nella testa: "Sotto prescrizione del dottor Huxley", Verdena
voglia di: mangiare i salami e i caciocavallini dai rametti d'ulivo.
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__Volver__

scritto da Mike il 23/03/2007,23:57
Le persone che mi conoscono mi avranno sentito definire più volte "I Promessi Sposi" di Manzoni come il momento più imbarazzante della letteratura italiana. Però, verso la fine del libro (se ricordo bene), Renzo fa una sorta di elenco delle cose che ha imparato dalle vicende che gli son capitate. Posso fare lo stesso con il mio viaggio in terra spagnola.

Ho imparato che viaggiare da soli è un'esperienza profonda e totalizzante. Non c'è nessuno che ti impedisca di andare in ogni cesso dell'aeroporto o che ti ricordi quanto sia poco salutare mangiare un BigMac (senza insalata) alle otto del mattino. Ti compri le AirAction e sono tutte per te. Ti dai liberamente al flirting da sala d'attesa e quando parli inglese con gli sconosciuti non ti vergogni di mettere la lingua tra i denti per pronunciare il suono th.

Ho imparato che gli spagnoli sono delle persone splendide, totalmente fuori di testa. Ho vissuto cinque giorni di baldoria ininterrotta, in occasione della festa cittadina. Sfilate, balli, bande, tripudi di fuochi artificiali a qualsiasi ora del giorno e della notte. Le cafonate tipiche delle feste paesane qui in penisola impallidiscono di fronte al furore valenciano. Un'esplosione di kitsch, con luminarie talmente pacchiane da essere disarmanti, sculture in cartone alte 30 metri (alle quali hanno dato rigorosamente fuoco, in piena gloria pagana), costumi caratteristici, canzoni talmente piene di sentimento da far fuggire tutti i neomelodici alla ricerca di un posto come commessi di Zara. Una città bellissima, un'esperienza indimenticabile.

Ho imparato che nella paella valenciana non ci sono né le cozze né i gamberetti. Mi sono sentito come l'americanozzo del Maine cresciuto con la pizza wurstel e patatine che tutto a un tratto si trova nel centro storico di Napoli. Mi sono consolato con l'alcool dell'Agua de Valencia.

Ho imparato che in spagnolo il pene è femminile e la vagina è maschile. Per giunta l'imprecazione corrispondente alla nostra esclamazione "cazzo!" è una parola che letteralmente vuol dire "figa". Non so come interpretare in maniera antropologico-sociale questa faccenda, ma credo che in qualche modo a me oscuro faccia riflettere. O anche no.

Ho imparato che quando sul volo Roma-Napoli un ragazzotto sui 110 chili ti chiede di potersi sedere nella tua fila perché tu occupi l'unico posto e lui vuole stare più largo rispetto al posto assegnatogli, be'... devi mandarlo a farsi sodomizzare dall'assistente di volo nerboruto. Il tale di cui sopra (non so perché ma mi viene di chiamarlo Ciro) si trovava ad affrontare in maniera piuttosto evidente la sua prima esperienza in aereo. Tralasciando l'ansimare forsennato e il sudore da mulo del caro Ciro, credo che 5 (cinque) segni della croce con conseguente alzata-di-occhi-imploranti-al-cielo siano un po' troppi per un viaggio di 35 minuti sopra le nuvolette. Altri cinque minuti di preghiere sussurrate e gli avrei spaccato la testa con la fibbia della cintura Alitalia. Fanculo il giuramento di Ippocrate.

Ho imparato che partire è orrido quanto catartico, e che tornare lo è altrettanto.
Ho imparato
che devo smettere di avere paura.
Ho imparato che non si smette mai di imparare, ma questo lo sapevo già. Lo sanno tutti.

the wave


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D U E, oggi, sono le lentine che si stanno essiccando negli occhi per via del riscaldamento acceso. Un freddo pazzesco.
mio valore di pH: 3,0 (acido, per la gente che crede di essere indispensabile e per quella che crede di essere utile)
canzone nella testa: "Stand inside your love", Smashing Pumpkins
voglia di: non essere così indietro con lo studio. E magari partire di nuovo :D
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__Leavin'__

scritto da Mike il 15/03/2007,22:53

Sì lo so che è passato un sacco di tempo dall’ultimo post e bla bla bla.

È stato fondamentalmente un periodo di galleggiamento. Il principale responsabile è stato  l’orrore senza fine dell’esame di Anatomia. Concluso, per fortuna. Quindi non era poi così tanto senza fine. Però mi piace la sfumatura leopardiana di quest’espressione, senza fine. In inglese è una parola sola, in italiano, be’… due.

Domani (altra parola che evoca lontananza, quando in realtà mi sto riferendo ad un evento che avverrà tra poche ore) partirò per Valencia. Sì, quella città il cui nome si pronuncia in maniera sputacchiante, un po’ con la lingua tra i denti, quasi ad evocare quell’aura caliente da luogo assolato, allietato da donne vogliose e bagnato dal sudore dei matador.

Ne ho proprio bisogno, direi. Anche se partire vuol dire sempre tante cose. Non dimenticare le mutande, sedersi sul trolley perché si chiuda, caricare le tremila batterie dalle quali la nostra vita sembra dipendere (o meglio, dipende). Cellulare, iPod, Canon Eos. L’hostess mi sorriderà con fare ammiccante mentre io immaginerò catastrofi ambientali ed errori umani. Detonazioni.

Poi le chiederò il succo di frutta all’ananas e lei me lo darà alla pera. Che stronza.

E poi arriverò a destinazione, vorrò tornare e vorrò rimanere.  Ora basta però altrimenti trascendo in frasi da telefilm. Oggi tra l'altro ho scoperto che, in effetti, odio salutare chi affolla le mie giornate. Dannati voi, vi voglio un mondo di bene, tutti quanti.

A presto!


info

D U E, oggi,
è la voglia di andare e di restare.
mio valore di pH: 9,0 (basico)
canzone nella testa: “Luna”, Verdena
voglia di: non andare a dormire.

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__Deep Down the Underground__

scritto da Mike il 24/02/2007,20:12
Chissà se ricorderò negli anni questi silenzi profondissimi, persi decine di metri sotto la metropoli.

Momenti di una violenza indecente, direi.

Senza tasti da pigiare, senza musica da ascoltare.

Solo vento, carta e giornate trascorse.

Tutto vortica e si conclude qui, mentre attendo.

Tutto assume forme più nuove, e anche più false.

Le mie ore diventano favole ridicole.

Perdono consistenza.

Si srotolano fino a non essere più.

Non le ho vissute, le ho solo credute.

Che silenzio.

Che silenzio.


protège-moi

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D U E, oggi, sono le cose che dovevo fare e non ho fatto.
mio valore di pH: 10,0 (basico)
canzone nella testa: "Mann gegen Mann", Rammstein
voglia di: spiegare il post qui sopra; si riferisce alle mie attese nelle profondità della metropolitana, al ritorno dalla palestra. In quel momento ho con me solo il Moleskine, ed è una cosa pericolosissima.
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__Blur__

scritto da Mike il 17/02/2007,21:22
[ Che dite, ci riesco a scrivere il post prima che l'orologio urli che devo correre a prendere la macchina e lanciarmi nella noche sorrentina? Proviamo... ]

Ta-ra-ta-ra-ta-ta-ra-ta-ra-ta... la sveglia suona "Beautiful People" di Marilyn Manson e io capisco che è ora di alzarmi. Scosto la trapunta e il plaid dell'Alcott e corro a spegnerla. Mi volto, guardo la luce che filtra dagli infissi di un giorno che non è ancora un giorno,  e mentre Fabrizio il Coinquilino cambia posizione nel letto mi guardo in giro. E' un mondo surreale, fatto di arte contemporanea andata a male, un mondo attutito, ovattato, privato di limiti e di profondità, scompaginato in colori che non hanno più senso, al di fuori delle loro cornici. E' un mondo privo di materia.

Il mondo di un ventenne fottuto da sei gradi di miopia per occhio.

Flashback #1: ho sei anni. Trascorro gran parte delle mie giornate con tre splendidi cugini, in un mondo fatto di figli unici (due di loro si son pentiti e hanno avuto un fratello e una sorella, rispettivamente). Vivo nel complesso di essere l'unico con i capelli scuri. Loro tutti biondi (mi son preso anche questa rivincita, ora tutti cozze nere ed uno li sta anche perdendo, i capelli). Due cugini su tre devono mettersi gli occhiali. La cugina se li fa con la montatura di Puffetta. Sogno occhiali con il Power Ranger blu, e mi sento ancora di più un diverso. [flashback mode: off]

Raccolgo gli occhiali dal Dylan Dog lasciato sul comodino, e tornano le forme. Barcollo in questo mondo a mo' di schermo televisivo, delineato da un quadrilatero nero di montatura. Oltre la montatura, il nulla.

Flashback #2: ho nove anni. Gli occhiali rotondi mi rendono un Harry Potter dei primi anni novanta, e accentuano l'aria da saputello implacabile che avevo alle elementari. Sfoggio una montatura dorata davvero kitsch, e il mondo senza occhiali è ancora accettabile. Però senza le lenti vedo male i cartoni della Disney in tv. [flashback mode: off]

A volte penso che se qualcuno mi togliesse le lenti e mi lasciasse in mezzo alla strada sarei perduto per sempre. Dovrei sedermi per terra e attendere aiuto. Perché non potrei chiederlo, rischierei di interpellare un palo della luce.

Flashback #3: ho dodici anni. Sfoggio i famosi occhiali senza montatura, e sembro un rappresentante delle aspirapolveri Rainbow che gira per le case. Ad una partita di pallavolo sfascio le 400.000 lire in montatura con un colpo solo. Il mondo senza lenti comincia ad essere vomito colorato. Non posso più farmi il bagno a mare d'estate senza beccare il culo di signore attempate mentre mi tuffo. Opto per le lentine semimorbide. [flashback mode: off]

Gli occhiali sono scomodi. E pesanti. Vado nel bagno e mi ficco le lentine negli occhi con abilità sopraffina. Il mondo diventa liquido, poi si schiarisce e infine si assesta sui binari della gente comune. Almeno credo.

Flashback #4: ho diciotto anni. Gli occhiali mi servono solo per il tragitto letto-cesso cesso-letto. Le lentine hanno cambiato la mia vita sociale. Voglio il salto di qualità: l'intervento col laser. L'oculista mi dice che devo attendere che lo sviluppo sia completato. Penso ai miei ruggenti peli pubici e mi chiedo cos'altro voglia dai miei ormoni. [flashback mode: off]

Brutta storia, il vivere sul baratro di un mondo blur. Ma almeno ti dà la gioia di sconvolgere la gente con le tue oscene diottrie.

info
D U E, oggi, sono i minuti che mi son rimasti per vestirmi e scendere. Troverò i miei amici sul piede di guerra.
mio valore di pH: 1,0 (gravemente acido)
canzone nella testa:
"So far away", Staind
voglia di: usare i flashback in ogni post, come in ogni puntata di Lost che si rispetti

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__Rotaie__

scritto da Mike il 08/02/2007,22:50

Le stazioni ferroviarie sono luoghi allucinanti.

Sembrano respirare attesa in un modo che sfocia nell'orrore.

Sembrano pronte ad implodere su sé stesse, come se fossero vittime della loro natura di tramiti tra i mondi.

Le rotaie si snodano lontane, perdendosi nel vuoto della loro incoerenza. Perché sanno come condurci a destinazione, ma sanno anche come farci perdere.

quinnipak

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D U E, oggi, sono le cotolette di pollo che ho mangiato dopo la palestra. Non mi hanno saziato del tutto, a dire il vero.
mio valore di pH: 9,0 (basico)
canzone nella testa: "Breath me", Sia
voglia di: rendere il computer simile a pan grattato.

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__Coming Home__

scritto da Mike il 03/02/2007,17:19
Partire, tornare. Viaggiare. Avere due case e non averne nessuna. Fare il figo con chi non ti conosce e dire "Sai, io sono un fuori-sede". Pronunciarlo tuttattaccato e con la "e" particolarmente chiusa in modo da risuonare esoticamente nordico. Quando poi il tuo paesello d'origine dista meno di cinquanta chilometri, e non vanta neppure un multisala. In compenso metà della tua famiglia vive a Capri, quindi sei irrimediabilmente chic.
Ah, le gioie di una vita in trasferta. 
'Sti cazzi, direbbero in non-so-quale dialetto.
 
Per raggiungere il natio borgo selvaggio devo subire (verbo quantomai adatto all'occasione dato il suo significato originario in latino) due metropolitane e una circumvesuviana.
Il trolley della Benetton con maniglia ergonomica distrutta contiene sempre molti più vestiti di quanti ne possa indossare in due giorni e mezzo trascorsi a casa. Lo zaino dietro la schiena accoglie sempre libri che non aprirò mai nel weekend, ma che fanno molto studente itinerante. La barba incolta e i capelli sporchi tra il bohemienne e il punkabbestia falliscono il tentativo di farmi sembrare uno Scamarcio dei poveri, sebbene tenti di curare il mio aspetto specchiandomi nelle opere di arte contemporanea che tappezzano le stazioni della metro collinare.
Mi siedo sulla panchina tra caratteristiche fanciulle che si sgozzano tra critiche ed elogi all'ultimo tronista di Uomini e Donne. Mentre mi perdo nella psichedelia dei loro fermacapelli dorati glitter la folata di vento che la mia gola adora annuncia l'arrivo della metro. Entro nel vagone pensando a Sliding Doors e ricambio lo sguardo dell'extracomunitaria emancipata che legge l'ultimo libro di Faletti. Un'umanità particolare popola la metro, ma questo è un altro post.

Nel sottopassaggio corro insieme ad altri affamati di coincidenze, anche se sono in anticipo, anche se nessuno di noi può minimamente sapere quanto manchi effettivamente al passaggio dell'altra metro. Incrocio gente sul tapis-roulant che non vedrò mai più, mentre dalle profondità dell'I-Pod che tengo ben nascosto nei pressi dello scroto Matthew Bellamy urla che il nostro tempo sta finendo.
Supero la seconda metro/carro bestiame e arrivo alla vesuviana. Mi guardo in giro per evitare accuratamente l'amico dell'amico che potrebbe scartavetrarmi i coglioni per tutti i sessanta minuti del tragitto su rotaie.
Mi siedo nell'angolo, sbircio il Focus dell'avvocato di mezza età alla mia sinistra. Mi addormento su un polso bloccando la circolazione della mano destra fino a Santa Maria del Pozzo.
Che poi dove cazzo è Santa Maria del Pozzo.

info

D U E,
sono le case dove vivo e dove mi espando.
mio valore di pH: 7,0 (neutro)
canzone nella testa: "Idioteque", Radiohead
voglia di: svuotare la vescica.
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__Languer__

scritto da Mike il 29/01/2007,11:34

Tutto è bevuto, tutto è mangiato, niente più da dire.

Solo l'attesa che annega, su una panchina sotterranea.

Solo

l'incostanza che incalza, su un divano di una casa lontana da casa.

Dove si affastellano incertezze su ansie, dubbi su domande.

E la voglia di tentare. Che a volte, pochi minuti prima di prendere sonno, non sembra come sempre una fuga affannosa, una ritirata strategica.

Sembra, in qualche misura, avere un senso.

Sembra

una dannata fottuta speranza.

Almeno sembra.

 grudge

info
D U E, oggi, sono le lentine che ho scaricato nel gabinetto, prima di aprire un nuovo pacco. Ogni volta un senso di rinascita.
mio valore di pH: 7,4 (lievemente basico come il sangue)
canzone nella testa: "Homecoming", Green Day
voglia di: smettere di pensare. Disconnettere la corteccia cerebrale.

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__Figli di Onan__

scritto da Mike il 20/01/2007,19:27

Sono passati millenni, ormai. Qualcuno si prende la briga di narrare in un libro le vicende personali di tale Onan, spifferando che il poveretto "sparge il proprio seme per terra". Aggiungi il fatto che quel libro sia diventato le fondamenta stesse di una religione planetaria, aggiungi qualche errore filologico e un po' di amore medievale per la colpa, ed ecco che Onan diventa il più grande segaiolo della storia.

E tutti noi maschietti, con lui. Quando poi fondamentalmente la masturbazione (con tutte le locuzioni, le metafore e gli appellativi a dir poco fantasiosi con i quali ci si riferisce ad essa) è istruttiva. L'umanità tende a vedere sempre come una colpa questo genere di cose. Eppure non è diverso dal Sapientino, che fa imparare divertendosi. L'umanità tende a far pagare 50 centesimi ai ragazzi dell'oratorio per ogni sega fatta durante la Quaresima (è un episodio reale che mi auguro sia isolato nello spazio-tempo...).

Che male c'è nel darsi piacere? Nel decidere quando e per quanto tempo farlo? Nell'avere la possibilità di scegliere tra una vasta gamma di fanciulle disposte alle pratiche più indecenti pur di soddisfarti? Ci rende davvero così patetici e insulsamente animali?

Ma anche no.

L'autoerotismo non è un surrogato del sesso a due (e nemmeno di quello a tre, che pure non è male). Né tantomeno ne è un sostituto. E' un momento di profonda ricerca e di introspezione psicologica, grazie al quale si può conoscere meglio sé stessi e il proprio corpo.

Ok, lo so che non è vero niente. Ma detto così sembra quasi una di quelle cose cerebrali che piacciono tanto alla femminucce. O almeno, alla maggior parte.

In ogni caso non tollero che la Sega venga condannata. Addirittura è stata incolpata di causare la cecità. Che ignoranti.

Come dite? Ho sei gradi di miopia?

Dettagli.

info:
D U E, oggi,
sono le ore che ho trascorso in stato di shock per la fine di Six Feet Under. Un capolavoro assoluto, una visione catartica sotto molti aspetti. Non avevo mai pianto per un telefilm.
mio valore di pH: 1,0 (acido come i succhi gastrici)
canzone nella testa: "Chop Suey!", System of a Down
voglia di: mangiare qualcos'altro oltre alla salsiccia con i broccoli che ha monopolizzato il frigorifero questa settimana.

categoria:
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__Auto*scatti__

scritto da Mike il 13/01/2007,16:03
L'autoritratto è la presunzione estrema.
La superba convinzione di poter rivolgere, senza conseguenze, l'obiettivo verso sé stessi.

Ha la stessa lucidità e la stessa potenza espressiva di un suicidio, sebbene non distrugga.

L'autoritratto crea.
E ti guarda.

Solo dieci secondi di tempo per mettersi di fronte all'occhio buio della lente.

Solo dieci secondi per apparire.

E poi guardarsi.

L'autoritratto è più destabilizzante di un riflesso nello specchio, perché in esso non c'è vita, né movimento.
Solo la fissità disarmante di un attimo. Uno sguardo immobile in compressione JPEG.

L'autoritratto è rischioso e incredibilmente semplice.
Perché al soggetto che appare in esso si può chiedere qualunque cosa.

Quando la lente rivolge le spalle all'esterno le potenzialità sono infinite.
Si possono vivere nuove e impensabili vite.
10-9-8-7-6-5-4-3-2-1.
La luce lampeggia e in quel momento io sono qualunque cosa.
E allo stesso tempo sono tremendamente me.

teenager no more

info
D U E, oggi,
sono le mutande colorate che avevo perso ed ho ritrovato in un cassetto
mio valore di pH: 7,0 (neutro)
canzone nella testa: "Albascura", Subsonica
voglia di: bruciare i libri dell'università ai piedi della Torre Biologica, nella speranza di appiccare il fuoco e distruggere l'intero edificio
categoria:
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__Il meglio di un uomo__

scritto da Mike il 06/01/2007,20:56

Nell'estate tra la quinta elementare e la prima media, mia madre mi raggiunse nel bagno e si sedette sul bordo della vasca, mentre io sputavo acqua e dentifricio nel lavandino.
"O lo fai tu o lo faccio io", disse. Io risposi che non volevo, che non era necessario, che magari si poteva attendere un altro po'.

Lei, implacabile, mi afferrò per il mento, sollevò il rasoio blu elettrico che aveva nella mano destra e zac-zac-zac, con tre passate eliminò i miei primi baffetti. Nel giro di due secondi, tolse via quella peluria ("sembrano peli di zoccola") che sancisce l'appartenenza all'età delle minchiate, delle corse in bicicletta e delle prime seghe propriamente dette. 
Ora, dopo circa un decennio, vedo in quel pomeriggio di luglio infestato di zanzare l'inizio dell'incubo.
Ricordate la pubblicità "Gillette: il meeeeglio di un uoomo!" ?
Io ricordo addirittura il motivetto, e il marchio stampato in un tripudio di acqua fresca e testosterone svenduto a poco prezzo. Quand'ero piccolo quello spot alimentava ancora di più l'idea che farsilabarba fosse cosa da grandi, quasi un rito di iniziazione.
Un tagliare via l'infanzia. Non che i peli rappresentino l'infanzia, sia chiaro.

Il meglio di un uomo?
La prima tragedia è la schiuma. Deve aderire bene alla pelle, dicono, altrimenti è inutile. Il nonno usa il pennello, ma mi fa sentire un ragioniere in pensione, con la maglia della salute ingiallita e i calzini di cotone fino al ginocchio. Noi che siamo figli del XXI secolo usiamo il GEL. All'aloe, alla vitamina E, al burro di cacao, alla troiadituamamma. Non serve a niente e dopo il contropelo mi sento comunque i geyser in faccia.
La seconda questione è il rasoio stesso. Elettrico non se ne parla, perché poi ci vuole il 118. Tradizionale, allora. Ma... con quante lame? Due? Tre? Quattro? Power? Explosion? TURBO? Sembra quasi che, oltre a rasarti i peli, te lo mantengano alzato per tutta la mattinata. Poi se vuoi il pacchetto di lamette con la striscia di aloe VERA lo paghi solo 8.90 euro. Senza aloe, 8.
"Vabbè ma se la pelle ti si irrita puoi fare una sola passata, in un verso solo". Maschio mediterraneo. Abbondanza pilifera. La barba non si toglie nemmeno se glielo chiedi per favore, o se corrompi qualche ormone.
"Vabbè allora metti la crema, dopo". Io odio la crema. Alle sette del mattino, in pieno gennaio è fredda. E poi non saprei quale scegliere, mi hanno regalato sia quella alla camomilla che al muschio bianco.

Me ne frego, non metto niente e esco. La gente mi chiede in maniera ammiccante chi mi ha procurato quei graffi sul collo. Io dico di avere una relazione estrema col mio rasoio. Poi mi dicono che sto sanguinando. Penso a mio padre che, con fare da gran macho, mi ripete di passare l'allume di rocca sui tagli. No, papà, brucia.

Ora le fanciulle mi criticheranno avvalorando la propria tesi con gravidanze, cerette, tinture e assorbenti interni.
Eppure nessuna di loro sa cosa voglia dire fare i conti con un gelido Mach3 ogni mattina, per evitare il look Rebibbia.
O almeno, la maggior parte.

info
D U E
, oggi, sono i sacchi di dolciumi che ho svuotato, per evitare di sminuire l'Epifania.
mio valore di pH: 4,5 (acido)
canzone nella testa: "Quello che non c'è", Afterhours
voglia di: scattare fotografie estreme che non avrò mai il coraggio di mettere su Flickr

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__A volte la realtà__

scritto da Mike il 27/12/2006,01:17

A volte la realtà sembra gocciolare dall'interno.

Sembra dissolversi e perdere di senso come una tesi confutata.

Come se quello che provo, in fin dei conti, non fosse poi così concreto, così decisivo.

A volte la realtà sembra defluire come la marea che lasciava i segni sugli scogli, tante estati fa.

E fa paura, perché quest'illusione gocciolante potrebbe farmi scegliere e poi farmi pentire.

Amaramente.

A volte la realtà svela tutto il proprio niente, come uno specchio corroso dai millenni.

Poi ti sussurra che non è vero, non stai recitando.

Sono passati solo due secondi, e tutto è di nuovo così tremendamente reale.

Così sanguinoso. Così seducente. Così definitivo.

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D U E
, oggi, sono i centesimi di euro rimasti nel mio cellulare
mio valore di pH: 7,0 (neutro)
canzone nella testa: "Every you every me", Placebo
voglia di: augurare a tutti buone feste, nella speranza che abbiate passato un Natale luminoso e piacevole come il mio

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__Caught In The Net__

scritto da Mike il 17/12/2006,19:11

[Come si definiva, in latino, l’inizio brusco e senza mezzi termini di un discorso? Non me lo ricordo. Troppi enzimi e proteine plasmatiche e dannatissime articolazioni e misteriosi linfonodi hanno sostituito le metafore vibranti di passione e i tetrametri trocaici del liceo. Ma comincerò lo stesso così, bruscamente e senza mezzi termini, come fece il buon Marco Tullio decine di secoli fa.]

 

Chi cazzo ha detto che si può fare a meno di Internet? Chi, per tutti gli dei, ha proclamato che bisogna disintossicarsi dalle trappole della Rete? Chi, dannazione, sostiene che è un dovere sociale allontanarsi dagli schermi seducenti dei nostri computer?

 

“Bullshit”, direbbero gli americanozzi cresciuti con le bistecche al sangue in quel di Austin, Texas.

Scena: torno a casa col mio trolley della Benetton che ha rinunciato alla pretesa di farmi sembrare un avvenente figlio di papà da quando è rotolato per tutte le scale di Napoli Centrale insieme al suo carico di calzini sporchi, mutande a rombi e cera per i capelli (lo so che non li fa traspirare, ma sempre meglio del gel). Dopo una settimana intera che non ci vediamo, mio padre ha la buona idea di esordire dicendo che – as usual – ci hanno interrotto la connessione Internet, per poi aggiungere che probabilmente le misteriose entità brulicanti nei server della Tin.it ci avrebbero restituito le nostre gioie telematiche in giornata. Quindi niente panico.

Giunto in camera mia, do sfogo a tutte le isoforme dei miei disturbi ossessivo-compulsivi, cliccando continuamente il pulsante di connessione nella speranza di accedere alla mia oretta (e anche più) di svago pomeridiano tra chat, foto su Flickr e cazzeggio assortito. Impossibile stabilire la connessione.

 

Ok, mi arrendo e chiamo il Numero Verde.

La signorina-preregistrata ha una voce seducente, non da centralinista porno, ma da maestra elementare che te la dà dietro la cattedra mentre i bambini fanno educazione fisica. Attendere, prego. Si prega di non riattaccare per non perdere la priorità ottenuta. PRIORITÁ?? Segue poderosa scarica di appellativi non riportabili di stampo marcatamente maschilista (tanto non reagisce). Parte una canzone degli Eurythmics e io canto imitando Annie Lennox nella speranza che qualcuno dall’altra parte ascolti e si impietosisca. Attendere, prego. Si prega di non riattaccare per non perdere la priorità ottenuta. Cammino per la stanza, disegno qualche cubo su un post-it. La canzone continua, ripetendosi. Torturo la pelle intorno alle unghie dei pollici. Attendere, prego. Si prega di non riattaccare per non perdere la priorità ottenuta. Poi finalmente la musica si interrompe e risponde Manuela. Questo presentarsi forzato dei centralinisti mi ha sempre fatto una tenerezza infinita e una rabbia feroce. Ciao, Manuela. Riattaccami Internet, porca puttana.

“Signore, le chiediamo scusa per il disagio. Domattina il servizio sarà riattivato.”

Mi ha chiamato signore, mi ha dato del Lei. Sembra triste, chissà quanti anni ha. Magari il fidanzato l’ha lasciata, oppure fa la centralinista per pagare le lezioni di danza jazz alla figlia che vuole entrare nella scuola di Amici di Maria De Filippi. Perché dovrei prendermela con lei?

Riattacco, scatto qualche foto, vado a farmi un giro.

 

Ah, ex abrupto. È così che si diceva.

 

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D U E, oggi, sono le pagine di Biochimica Umana che ho studiato.

mio valore di pH = 5,8 (lievemente acido)

canzone nella testa: “Map of the Problematique”, Muse

voglia di: fare 45 piegamenti sul pavimento di camera mia

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__In limine__

scritto da Mike il 09/12/2006,17:01

Due è il giorno in cui sono nato. Il mese è l'ultimo, quello che si straccia via insieme al calendario.

Due Due è il giorno in cui è morta mia madre.

Due per Due per Due è il giorno in cui lei è nata. Il mese è quello che serba l'autunno nelle sue pieghe di luce.

Un bel giorno l'Uno capì che poteva addizionarsi a sé stesso.

Due è l'alternativa. La nascita della scienza. Il sorgere del dubbio. La biforcazione di una linea retta. Lo scindersi del DNA, che tramanda la nostra storia da milioni di anni.

Il lato buio delle nostre scelte.

Due è la coesistenza dell'opposto, la guerra continua ad ogni livello del cosmo.

Il cadavere che si decompone.

La divisione furiosa delle nostre cellule.

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